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Quanto
strascicare
per la scia di
cocci infinita
sordi
se tanto
il casolare
di miriade
annerita
di ricordi
mai saputi
è a troppi passi
dall’autostrada.
Mal che vada
se gridassi
i nomi, muti
che credo lo colmino
contundenti contro il chiasso
dell’impazienza
densa
non farebbero un passo
oltre il sordido
e non vivo
se non spasmi
che m’elevano,
sibilo velato verso lo sfioro,
e mi calano giù nella coltre
uggiosa di narcosi e cloro.
un canto
di ceruleo mare
si fa via fin
tra le mie dita.
tra i bordi,
d’amianto,
d’abissi e bare
l’anomalia sì
docile dalla salita,
mordi.
dice,
in quieto imperativo.
sciacqua i miasmi
che da te non si levano.